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Sottomessa al piacere - Supplizio d'Amore #3
giorgal73
08.12.2025 |
13.961 |
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"Parte 3 di 6
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata..."
*** LUCIANA ***Il buco si tende subito, si oppone, lotta come un animale in trappola. La pelle diventa bianca, quasi traslucida, tesa fino a sembrare carta velina intorno al metallo invasore. Michela urla immediatamente, un suono acuto, disperato, che spacca il silenzio dell'ufficio e rimbalza sulle pareti di vetro. Le cosce tremano violentemente, coperte da una patina di sudore che brilla sotto le luci, la barretta sul clitoride vibra da sola per le contrazioni muscolari, scintillando come mercurio vivo.
«Rilassati» le dico, la voce bassa e crudele che le accarezza la nuca come una lama di ghiaccio. «Più ti irrigidisci più sentirai dolore.»
Daniela si mette dietro di me, il suo profumo di ambra e sandalo mi avvolge come una nuvola tossica, osserva da sopra la mia spalla, le mani incrociate dietro la schiena, le unghie laccate di rosso che affondano nei palmi lasciando mezzelune scarlatte.
«Falla soffrire, Luciana» sussurra, la voce carica di desiderio che vibra come corda di violino troppo tesa, il respiro caldo che mi solletica l'orecchio. «Voglio sentirla implorare. Voglio che le sue urla arrivino alle orecchie di tutti i dipendenti. Voglio che le loro menti siano qui insieme a me, intrappolate in questa stanza come mosche in una ragnatela.»
Spingo più forte, millimetro dopo millimetro, l'acciaio chirurgico avanza nella carne come una nave rompighiaccio in un mare congelato.
La resistenza è feroce, primordiale, come un animale che lotta per sopravvivere. Sento la carne che combatte contro l'invasione, il bordo della sfera che deforma lo sfintere come argilla sotto pressione, lo allarga fino al limite dell'impossibile, lo tira fino a diventare bianco come carta velina, quasi trasparente sotto la luce fluorescente. Michela piange, singhiozza con spasmi che le scuotono tutto il corpo, le unghie graffiano disperatamente il mogano lucido del tavolo, si spezzano una dopo l'altra con piccoli schiocchi secchi. Il sudore le cola lungo la spina dorsale in rivoli argentati, le bagna il pizzo nero arrotolato come un'onda che sommerge la spiaggia, gocciola sul pavimento in una piccola pozza che riflette le luci dell'ufficio.
«Ti prego... è troppo... mi si strappa tutto come carta bagnata... non ce la faccio più... Daniela, padrona, pietà...» singhiozza, la voce frantumata dal piercing sulla lingua che sbatte contro i denti come una campana incrinata.
Daniela si china sul suo orecchio, le labbra rosso sangue che sfiorano il padiglione auricolare di Michela. Le sussurra qualcosa di lungo, lento, velenoso come mercurio liquido che solo lei può sentire. Michela singhiozza più forte, un suono che sale dalle profondità del suo essere, ma smette di dimenarsi come una marionetta a cui hanno tagliato i fili. Il suo corpo si arrende completamente, ogni muscolo che si scioglie nella sottomissione totale.
Con un colpo secco, deciso, brutale come l'abbattimento di un albero, spingo con tutto il peso del mio corpo, sentendo la resistenza cedere sotto la pressione inesorabile.
L’ultima sfera supera il punto di non ritorno con la violenza di un pianeta che cambia orbita. Scivola dentro con un suono umido, profondo, osceno come carne cruda schiacciata, come un tappo di champagne che salta nella notte. Il buco si chiude di scatto attorno alla base stretta con la precisione di una trappola per orsi, la gemma blu zaffiro brilla trionfante tra le chiappe dilatate oltre ogni limite umano, pulsando come un cuore alieno trapiantato in un corpo terrestre.
Silenzio assoluto, pesante come una coltre di neve fresca. Solo il respiro rotto di Michela, frammentato come vetro infranto, i singhiozzi che le scuotono le spalle come terremoti, il cuore che le martella nel petto come un fabbro impazzito, il sudore che cola in gocce pesanti come pioggia estiva.
Guardo con attenzione clinica il culo di Michela, cerco eventuali tracce di ferite o sangue con lo scrupolo di un chirurgo, ma fortunatamente è illeso come porcellana intatta. Tutte le sessioni e gli allenamenti metodici di questi mesi hanno reso il suo buco tremendamente elastico, resiliente come gomma vulcanizzata.
*** MICHELA ***
Sono piena fino a esplodere, ogni centimetro di me invaso. Il metallo glaciale preme contro le mie pareti interne come un pugno di ghiaccio, occupa ogni millimetro disponibile, spinge contro l'intestino che pulsa in protesta, contro la vescica che minaccia di cedere, contro l'utero che si contrae in spasmi involontari. Le gambe mi cedono come cera fusa sotto il sole d'agosto, crollo sul tavolo con un tonfo sordo che fa vibrare le penne nella tazza di ceramica. Un dolore assurdo, alieno, mi attraversa come elettricità impazzita, pulsa nel mio corpo dalla punta dei capelli sudati fino alle unghie dei piedi. Mi sento come una vittima di Vlad III di Valacchia, infilzata su un palo di metallo lucido, ma loro, anche se impalati barbaramente, avevano almeno il sollievo della morte a proteggerli dall'agonia perpetua. Io, maledettamente viva, sono distrutta come una bambola di porcellana caduta da uno scaffale. Non immagino come potrò mai rimettermi in piedi, figuriamoci camminare su questi tacchi a spillo che ora sembrano strumenti di tortura medievale. Probabilmente rimarrò qui sdraiata per l'eternità, come una statua di carne calda e pulsante. Lentamente, il mio culo violato inizia a placarsi, un formicolio che sostituisce il bruciore lacerante, ma l'intruso metallico dentro di me pulsa come un secondo cuore alieno.
La posizione è un supplizio geometricamente perfetto: novanta gradi esatti, la parte superiore del mio corpo fusa con la scrivania di mogano freddo, i seni schiacciati contro il legno lucido come frutta matura sotto un peso, i capezzoli trafitti dai piercing che premono dolorosamente, mandando scintille di dolore-piacere fino al cervello annebbiato. Le gambe tremanti corrono verso il pavimento come colonne di marmo incrinato, i piedi inchiodati a terra dai tacchi vertiginosi che ora sembrano radici di un albero contorto. Luciana mi abbassa il vestito con dita fredde e precise, la stoffa che scivola sulla pelle madida di sudore, coprendo a malapena il plug che deforma il tessuto come un segreto osceno impossibile da nascondere.
Sono sdraiata sul tavolo, il culo profanato che pulsa come una stella morente, la testa girata verso Daniela come un girasole malato verso il suo sole nero. «Guardami,» mi ordina con voce di velluto avvelenato. Apro lentamente le palpebre pesanti di mascara sciolto e lacrime, e la vedo stagliarsi contro la luce fluorescente come una dea crudele. Tra le dita affusolate, le unghie laccate color sangue rappreso stringono una scatoletta nera lucida come l'ala di uno scarabeo. Il suo indice, lungo e sottile come uno stiletto, preme un pulsante con deliberata lentezza, gli occhi fissi nei miei, le pupille dilatate dal potere e dall'eccitazione.
Il plug prende vita all'istante: una vibrazione violentissima mi squarcia come un terremoto interno, onde di piacere-dolore si propagano dal centro del mio essere fino alle estremità. La gemma comincia a pulsare di luce ritmica, ipnotica, visibile attraverso il pizzo nero trasparente come una stella aliena intrappolata nella mia carne, un faro che risplende nell'oscurità più intima, annunciando la mia completa sottomissione al mondo intero.
Un secondo, un minuto, forse una vita intera sospesa tra due battiti di cuore. Lentamente, come l'alba che striscia sopra un mare tempestoso, il piacere inizia a sostituire il dolore, trasformandosi in onde calde che mi attraversano dalla punta dei capelli incollati alla fronte fino alle unghie dei piedi. Non controllo più il mio corpo traditore, che si contorce come un serpente sul tavolo lucido, ma almeno ora posso riprendere fiato tra singulti spezzati. Le vibrazioni sono così intense che si propagano come un terremoto fino al piercing del clitoride - la piccola barra d'acciaio con due sfere di zaffiro alle estremità - che praticamente va in risonanza e lo stimola fino a farlo pulsare come una stella morente. Le palline laterali vibrano freneticamente e sbattono contro i dilatatori delle grandi labbra con un tintinnio metallico osceno, e il piacere si fa strada dentro di me come veleno dolcissimo. Purtroppo, proprio mentre l'orgasmo comincia a formarsi nel profondo del mio ventre come una tempesta in arrivo, un ordine malefico di Daniela mi strappa brutalmente dall'abisso del piacere.
«In piedi» ordina Daniela, la voce calma come acqua profonda in un lago di montagna, imperiosa come un decreto reale inciso nel marmo, le labbra scarlatte che si piegano in un sorriso crudele.
Mi alzo a fatica, barcollando come una marionetta dai fili tagliati. Devo tenere le gambe divaricate come un compasso rotto, cammino come se mi avessero sfondato da poco (perché è esattamente così). Ogni passo è un'esplosione di pressione dentro di me, un dolore che si ramifica come radici velenose, intrecciandosi con un piacere così profondo da farmi mordere il labbro fino a sentire il sapore metallico del sangue. La luce blu lampeggia come un faro in tempesta tra le mie natiche, la vibrazione mi risale lungo la spina dorsale vertebra per vertebra, mi fa tremare le ginocchia come foglie in autunno, mi fa colare la figa sul pavimento in gocce pesanti come mercurio.
Daniela sorride, lenta come un'alba invernale, soddisfatta come una predatrice dopo il pasto, gli occhi che brillano di trionfo come medaglie al sole.
«Cammina, puttana. Un giro completo dell'ufficio. Sculettando come una ballerina ubriaca. Voglio che tutti vedano il tuo nuovo regalo scintillare tra quelle chiappe devastate»
Obbedisco.
Prima un piede, poi l'altro. Piccoli passi incerti. Il mostro di metallo mi dilata come una stella che esplode nel mio interno, eppure stranamente non paralizza i miei movimenti. Con ogni secondo che passa, le mie carni si adattano all'intrusione aliena, cedendo come cera calda. Dopo tre passi tremanti riesco persino a chiudere leggermente le cosce sudate. Daniela mi scruta con occhi di ghiaccio sotto ciglia perfettamente incurvate. Il suo viso d'avorio è una maschera indecifrabile - forse delusa dalla mia resilienza, o forse segretamente compiaciuta. Vedo un fremito all'angolo delle sue labbra scarlatte. È orgogliosa di come il mio corpo accoglie il suo scettro di dominazione, ne sono certa come della pulsazione che mi squarcia dall'interno. Vuole esibirmi come un trofeo vivente e, nonostante dovrebbe annientarmi l'anima, sento un perverso desiderio di mostrarmi, di dimostrare la mia forza nell'umiliazione.
Parte 3 di 6
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Dal plug mostruoso all’orgasmo pubblico nel bar, ogni supplizio è atto d’amore assoluto.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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